Premi “Invia” e da quel momento non sai più che cosa accade.
Il giornalista ha aperto la mail? Ha letto il pitch? È arrivato fino al comunicato oppure si è fermato dopo poche righe? Cosa guarda un giornalista in una mail?
L’ho chiesto a Gerry Romano, giornalista RadioMediaset, nella prima puntata di #ConversazioniEstive. Dalla nostra chiacchierata ho scelto tre sue affermazioni che raccontano molto bene che cosa succede dall’altra parte della mail.
Puoi guardare qui la conversazione completa oppure proseguire nella lettura partendo dalle tre affermazioni di Gerry che mi hanno particolarmente colpita.
«Un comunicato stampa non si legge quasi mai fino in fondo»
In una redazione possono arrivare molte decine, se non centinaia, di comunicati al giorno. Gerry riesce a esaminarne una buona percentuale, ma si concentra sulle parti decisive: l’oggetto della mail, il titolo e il lead, cioè le prime righe. È lì che il giornalista deve capire rapidamente se il contenuto può interessargli.
Per chi scrive comunicati significa una cosa molto semplice: non possiamo aspettare il terzo paragrafo per arrivare al punto. Il titolo e l’attacco non devono creare suspense, ma far emergere subito l’informazione principale. Se il giornalista è costretto a cercarla, potrebbe essere già passato alla mail successiva.
«L’esagerazione nella lunghezza allontana»
Gerry lo dice senza giri di parole: un comunicato troppo lungo scoraggia e difficilmente viene letto fino alla fine. Ma la lunghezza non è l’unico problema. Anche un testo compatto, senza spazi tra i paragrafi e con caratteri troppo piccoli, rende più difficile la lettura. Quando dall’altra parte c’è qualcuno che sta lavorando in fretta, anche il modo in cui presentiamo il contenuto può determinare la sua sorte.
Essere sintetici non significa rinunciare alle informazioni necessarie, ma scegliere quelle che servono davvero e disporle in ordine di importanza.
«La telefonata non è sbagliata, ma non deve diventare stalking»
È una delle questioni su cui noi addetti stampa ci interroghiamo più spesso: si può telefonare al giornalista dopo avergli inviato una mail?
Per Gerry la telefonata può essere un segno di cura verso il proprio lavoro. A fare la differenza sono il modo, il momento e l’educazione. Il confine tra un follow-up professionale e l’invadenza, però, può essere molto sottile.
Occorre quindi capire con chi stiamo parlando, rispettarne i tempi e non trasformare un sollecito legittimo in una pressione continua.
Nell’intervista abbiamo parlato anche di pitch, invii a pioggia, scelta dei destinatari e degli elementi che permettono a un giornalista di decidere in pochi secondi se proseguire la lettura.
Se vuoi sapere che cosa accade davvero al tuo comunicato dopo l’invio, puoi guardare qui l’intervista completa:
Cosa guarda un giornalista in una mail? – Conversazioni estive con Gerry Romano





