Apriamo una mail, scorriamo un testo, passiamo da una notizia all’altra. Ma il nostro cervello legge davvero tutto ciò che compare davanti ai nostri occhi? Come attirare l’attenzione del giornalista?
La risposta interessa anche chi si occupa di media relations. Ogni giorno i giornalisti ricevono decine, a volte centinaia, di comunicati stampa e devono decidere in pochi secondi su quale fermarsi.
Nella seconda puntata di #ConversazioniEstive ne ho parlato con Valerio Dieni, consulente esperto di economia comportamentale e linguistica cognitiva. Dalla nostra conversazione ho scelto tre sue affermazioni che possono aiutarci a capire come intercettare l’attenzione di un giornalista in una casella di posta affollata.
Puoi guardare di seguito la conversazione completa oppure proseguire nella lettura partendo dalle tre frasi di Valerio che mi hanno particolarmente colpita.
«L’attenzione è una merce»
Valerio definisce l’attenzione una merce preziosa perché è una risorsa limitata. Siamo continuamente costretti a scegliere a quali stimoli dedicarla. Questo processo evita il sovraccarico cognitivo, il nostro cervello è pigro e deve ottimizzare le proprie energie.
«Il primo filtro è la rilevanza personale»
Di fronte al sovraccarico di informazioni, il cervello privilegia gli stimoli che percepisce come rilevanti. Valerio lo spiega attraverso l’“effetto cocktail party”: anche in una stanza piena di voci, riusciamo a sentire qualcuno che pronuncia il nostro nome.
Per un addetto stampa, attirare l’attenzione significa trovare il “Colin” del giornalista, cioè quell’argomento capace di farsi riconoscere in mezzo al rumore. Occorre conoscere la testata, leggere ciò che il giornalista ha già scritto e capire che cosa può interessare al suo pubblico.
Durante l’intervista ho raccontato un mio esperimento. In alcune mail di follow-up avevo scritto nell’oggetto soltanto: “Ti ho cercato”. Su dieci messaggi avevo ricevuto otto o nove risposte. Senza saperlo avevo applicato anche l’effetto Von Restorff: tra elementi simili, l’attenzione viene attirata da ciò che rompe lo schema.
«La magia è quando la rilevanza si sposta dal comunicato alla persona»
Questa è la riflessione che sento più vicina al mio modo di intendere le media relations. Se un giornalista sa che i comunicati ricevuti da un determinato addetto stampa sono interessanti, verificati e coerenti con la sua linea editoriale, nel tempo non sarà più soltanto l’argomento ad attirare la sua attenzione. Sarà il nome della persona che lo invia.
Per arrivarci bisogna selezionare ciò che si propone, evitare gli invii indiscriminati e costruire una relazione che vada oltre il semplice scambio “io mando il comunicato, tu lo pubblichi”. L’addetto stampa diventa così una fonte affidabile, non un fornitore seriale di testi.
Nell’intervista abbiamo parlato anche di linguaggio concreto, frame mentali e degli errori che commettiamo quando ripetiamo proprio il concetto che vorremmo negare. Questo concetto ci può aituare ad attirare l’attenzione del giornalista evitando di lasciare delle immagini mentali disturbanti per il messaggio finale che ci siamo prefissi.
Se vuoi capire come il cervello seleziona ciò che merita attenzione, guarda qui la conversazione completa con Valerio Dieni.
Se ti sei perso #ConversazioniEstive con Gerry Romano puoi trovarla qui





