Ogni volta che mi propongono di organizzare una conferenza stampa, la prima cosa che mi viene in mente è: “ne vale davvero la pena?”
Nel mio lavoro ne ho seguite tante: alcune memorabili, con un’ottima partecipazione e articoli su tutte le testate; altre finite nel silenzio più totale, con sedie vuote e volti delusi. Non per mancanza di impegno, ma perché – semplicemente – non c’erano le condizioni giuste.
Una volta, ad esempio, seguivo un evento culturale per un Comune nell’hinterland bolognese. Il Comune decise di convocare due conferenze stampa a distanza di soli due giorni l’una dall’altra, entrambe sul territorio e per eventi diversi. Avevo suggerito di unire le comunicazioni o almeno distanziare gli appuntamenti, ma non vollero sentire ragioni.
Risultato? La prima conferenza andò benissimo. La seconda, invece, fu un clamoroso buco nell’acqua: giornalisti assenti, nessuna copertura, e tanto lavoro sprecato. Il pubblico non è infinito, e nemmeno l’attenzione delle redazioni.
Quelle più gettonate sono state quelle sul fronte politico, eventi di grande rilievo per il territorio in cui si tenevano. In ogni caso l’esperienza mi ha insegnato che i fattori di una buona riuscita sono molto variabili.
Ecco perché voglio condividere con te qualche riflessione su quando ha davvero senso organizzare una conferenza stampa e quando, invece, è meglio evitarla con decisione.
Non è sempre la scelta giusta
Il primo errore da evitare è dare per scontato che “un comunicato stampa non basta” e che “serve la conferenza” per dare importanza a ciò che si vuole comunicare. In realtà, oggi le redazioni sono spesso sguarnite, i giornalisti corrono e selezionano con grande attenzione dove impiegare il loro tempo. Partecipare a una conferenza stampa implica uno spostamento fisico o comunque una presenza dedicata in un certo orario: il contenuto deve davvero valere lo sforzo.
Le cinque domande da porsi
Una conferenza stampa ha senso solo se:
- La notizia è davvero rilevante per i media o è solo importante per noi?
Se interessa solo all’interno dell’azienda o dell’ente, difficilmente attirerà i giornalisti. - C’è un motivo per cui i giornalisti dovrebbero essere fisicamente presenti?
Se tutto può essere comunicato con un comunicato stampa ben fatto o un’intervista, forse non serve una conferenza. - Gli ospiti coinvolti sono attrattivi per le testate o per il pubblico?
Se chi parla non ha autorevolezza, novità da dire o notorietà, il richiamo è debole. - Ci sono eventi simili o comunicazioni recenti che rischiano di sovrapporsi?
Troppa comunicazione dallo stesso soggetto in poco tempo rischia di essere ignorata. - Sono in grado di garantire una presenza minima di giornalisti?
Se non ho relazioni con le redazioni, se non ho contatti attivi o non ho verificato disponibilità e interesse, rischio il flop.
Quando è meglio scegliere un’altra strada
Se il contenuto è troppo autoreferenziale, se gli ospiti non sono noti né portatori di reale interesse per il pubblico, o se la notizia è troppo debole, la conferenza stampa rischia di essere deserta. E non c’è nulla di peggio, in comunicazione, che mostrare una sala vuota.
In questi casi è molto più efficace optare per:
- Un comunicato stampa ben scritto, accompagnato da materiali di supporto utili (foto, dati, video).
- Interviste one-to-one, da concordare direttamente con giornalisti selezionati.
- Un evento più informale, come un incontro stampa con colazione o aperitivo, se il tema lo consente.
- Una conferenza stampa online, solo se davvero necessaria, ma comunque snella e veloce.
Chiediti sempre “perché”
Se stai pensando di organizzare una conferenza stampa, il mio consiglio è questo: mettiti nei panni del giornalista.
Hai davvero una notizia? Offri qualcosa che valga il tempo di una trasferta o di un collegamento in diretta?
Se la risposta è “forse”, probabilmente c’è una strada più efficace e più rispettosa per raggiungere il tuo obiettivo.
La conferenza stampa può ancora essere uno strumento potente, ma solo quando è necessaria. E mai per abitudine.





