Quando lavoro con informazioni o dati scientifici spesso mi chiedo a cosa serve trovare una soluzione a un problema se poi nessuno riesce a capire perché quella soluzione è importante? E qui si può sviluppare il tema come comunicare temi scientifici ai cittadini.
Siamo abituati a pensare che la qualità dell’informazione dipenda soprattutto dai giornalisti. In parte è vero. Ma negli anni ho capito che la notizia è soltanto l’ultimo anello di una catena più lunga.
Prima c’è chi studia, chi fa ricerca, chi raccoglie dati, chi sviluppa innovazione. Poi c’è chi prova a tradurre tutto questo in un linguaggio comprensibile. Chi traduce potrebbe essere la figura dell’addetto stampa che fa da ponte tra il ricercatore e il giornalista. In questo passaggio l’addetto stampa non è soltanto chi scrive un comunicato. È chi aiuta a individuare ciò che può essere utile alla collettività e a raccontarlo in modo che possa essere compreso senza perdere rigore. Quindi, il giornalista spesso arriva alla fine di questo processo: raccoglie quelle informazioni e le trasforma in una notizia. Per questo mi piace dire che la responsabilità della notizia inizia molto prima del comunicato stampa.
Il timore di semplificare
Qualche anno fa mi sono trovata a lavorare con un ente scientifico che si occupava di temi legati alla sicurezza alimentare. Parlavamo di argomenti che riguardano tutti noi: ciò che mangiamo, i controlli sulla filiera, la prevenzione dei rischi, la salute pubblica. Eppure, c’era un problema, non era la mancanza di contenuti, non era la mancanza di competenze, anzi, il problema era quasi l’opposto.
Dopo diverse interviste con ricercatori, biologi e tecnici emerse una convinzione che mi colpì molto: per alcuni di loro semplificare significava quasi sminuire il proprio lavoro.
Dietro quella posizione non c’era arroganza. C’era rispetto per la complessità della materia. Anni di studio, dati, procedure, verifiche. Il timore era che tradurre tutto questo in un linguaggio accessibile lo rendesse meno rigoroso. C’era un problema serio di come comunicare temi scientifici ai cittadini.
Da un certo punto di vista potevo comprenderli, ma apriva un altro dilemma: se le persone non capiscono ciò che stai facendo, come possono beneficiarne?
La conoscenza che resta chiusa in un cassetto
Negli ultimi anni abbiamo assistito al successo di progetti come Geopop o di divulgatori come Vincenzo Schettini con “La Fisica che ci piace“. Credo che il loro merito non sia quello di aver semplificato la scienza, il loro merito è averla resa accessibile, è una differenza enorme.
Non hanno tolto complessità, hanno costruito un ponte, hanno capito che tra chi possiede una conoscenza e chi potrebbe trarne beneficio esiste spesso una distanza fatta di linguaggio, riferimenti e punti di vista diversi.
E quella distanza va colmata, perché una ricerca che nessuno comprende rischia di produrre molto meno impatto di quanto potrebbe. A volte resta confinata in una pubblicazione scientifica, a volte in una presentazione tecnica, a volte, semplicemente, in un PDF che nessuno leggerà mai.
Quando il biologo incontra il cittadino
Con l’ente scientifico con cui stavo collaborando decidemmo di fare un piccolo esperimento. Accanto all’attività di ufficio stampa organizzammo una serie di incontri pubblici dedicati ai cittadini. L’idea era semplice: far parlare direttamente gli esperti.
Biologi, chimici e ricercatori si confrontavano con il pubblico sui temi della sicurezza alimentare, il mio compito era moderare questi incontri, fare da ponte. Preparavo le domande cercando di mettermi nei panni di una persona qualunque: non di un tecnico, non di uno scienziato, di una madre che fa la spesa, di un cittadino che legge una notizia allarmante. Di qualcuno che vuole capire senza avere una laurea in biologia o in chimica, e succedeva una cosa interessante: non sono stati gli esperti a cambiare competenze. È cambiato il modo in cui venivano interrogati. Gli esperti continuavano a essere rigorosi, ma diventavano comprensibili.
La responsabilità della scienza
A volte basta una parola diversa per accorciare una distanza, una domanda formulata meglio, un paragone che aiuta a visualizzare un concetto. Non si tratta di fare marketing. Si tratta di assumersi una responsabilità.
Perché chi lavora nella ricerca, nell’innovazione e nella scienza non ha soltanto il compito di trovare risposte ai problemi della società. Ha anche la responsabilità di renderle accessibili rendendole comprensibili.
Per questo sono convinta che la comunicazione verso il pubblico dovrebbe essere parte integrante della formazione di chi opera in questi settori. Non un’attività accessoria, perché una scoperta diventa davvero utile quando esce dal laboratorio e arriva alle persone.
La notizia come bene comune
Da quel momento l’ente ha iniziato a prestare maggiore attenzione non solo ai temi da comunicare, ma anche al modo in cui comunicarli. L’ufficio stampa è diventato uno strumento per tradurre contenuti tecnici in informazioni utili per i cittadini.
L’ente si è preso la responsabiltià di rendere accessibili quelle informazioni tecniche che un esperto di media relations ha potuto tradurre in qualcosa di comprensibile per i cittadini.
Tutto questo mi ha insegnato che una buona comunicazione non serve a semplificare la scienza. Serve a far sì che la conoscenza produca effetti concreti nella vita delle persone.
La tua organizzazione produce dati, ricerche o informazioni tecniche che faticano ad arrivare al pubblico? Forse il problema non è ciò che avete da dire, ma il modo in cui lo state raccontando.
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FAQ
Quale ruolo può avere un media relations specialist nella comunicazione scientifica?
Per comunicare temi scientifici ai cittadini, un addetto stampa può essere d’aiuto. Un media relations specialist aiuta enti, aziende e ricercatori a trasformare informazioni tecniche in contenuti comprensibili per giornalisti e cittadini. Il suo compito non è semplificare la scienza, ma renderla accessibile senza comprometterne il rigore.
Perché un ente scientifico dovrebbe investire nelle media relations?
Perché produrre conoscenza non basta. Se risultati, dati e ricerche non vengono comunicati in modo efficace, rischiano di rimanere confinati agli addetti ai lavori. Le media relations aiutano a portare questi temi nel dibattito pubblico attraverso i media.
Come si trasformano dati complessi in una notizia?
Partendo da una domanda semplice: perché questa informazione dovrebbe interessare le persone? Il lavoro consiste nell’individuare gli aspetti più rilevanti per la collettività e tradurli in un linguaggio comprensibile per giornalisti e lettori.
Qual è la differenza tra divulgazione scientifica e ufficio stampa?
La divulgazione si rivolge direttamente al pubblico. L’ufficio stampa lavora principalmente con i media, aiutando giornalisti e redazioni a comprendere e raccontare temi complessi in modo corretto e accessibile.
Perché molti esperti fanno fatica a comunicare con il pubblico?
Spesso perché sono abituati a confrontarsi con persone che possiedono le stesse competenze tecniche. Questo può rendere difficile individuare quali informazioni siano davvero utili e comprensibili per chi non ha una formazione specialistica.
Come comunicare temi scientifici ai cittadini comunicando la complessità senza banalizzarla?
Attraverso esempi concreti, domande pertinenti e un linguaggio accessibile. L’obiettivo non è eliminare la complessità, ma accompagnare le persone nella sua comprensione.
Perché la qualità delle domande è importante nella comunicazione?
Una buona domanda aiuta a cambiare prospettiva. Permette all’esperto di spiegare un concetto partendo dai dubbi e dalle esigenze reali delle persone, rendendo il messaggio più efficace senza alterarne il contenuto.
Quando è utile affiancare eventi pubblici all’attività di ufficio stampa?
Quando il tema trattato ha un impatto diretto sulla vita delle persone. In questi casi incontri, dibattiti e momenti di confronto possono aiutare cittadini ed esperti a dialogare in modo più diretto e costruttivo.





