Ci sono telefonate tra uffici stampa e redazioni in cui diciamo una cosa e ne pensiamo un’altra. «Certo, te lo rimando subito», per esempio, può accompagnarsi a considerazioni meno adatte a una conversazione professionale.
Da questi piccoli momenti ho preso spunto per le mie “Conversazioni (im)possibili”: dieci vignette sul rapporto tra chi propone una notizia e chi deve decidere se pubblicarla.
Lavorando nell’ufficio stampa, sarebbe stato comodo raccontare soltanto le stranezze delle redazioni. Poi ho pensato a come dobbiamo sembrare noi quando presentiamo l’ennesimo comunicato “interessantissimo”. E mi è sembrato giusto distribuire le parti.
Le scene sono esasperate. Sul resto, chi fa questo mestiere potrà dire la sua 🙂

Abbiamo scelto il titolo, limato ogni frase, controllato tutto tre volte. È comprensibile che per noi quel comunicato sia speciale. Ora manca solo convincere il giornalista. E i 400 mittenti prima di noi sembrano aver avuto la stessa idea.

Scriviamo “URGENTE” per farci notare. Ma tra “ULTIMA OCCASIONE” e “OFFERTA IMPERDIBILE”, il nostro comunicato rischia di sembrare in ottima compagnia. Anche nel cestino del giornalista.




ll silenzio lascia parecchio spazio alla fantasia. Sarà in riunione, starà scrivendo, avrà tenuto la mail per leggerla con calma. Tra tutte le ipotesi, quella che la proposta non gli interessi tende ad arrivare per ultima.




Il pezzo è online, l’argomento è quello giusto, il cliente può essere contento. Se solo riuscisse a riconoscersi nel nome.





