E se poi parlano troppo? Relatori che si dilungano, tempi che saltano, ritmo lento e nessuna domanda dal pubblico. Se organizzi eventi, probabilmente almeno una di queste preoccupazioni la conosci.
Io le ho vissute anche dalla platea. Ricordo un seminario di un’ora: trenta minuti di introduzione del moderatore, venticinque per il secondo intervento, poi altri due contributi da dieci minuti ciascuno, ma solo perchè si sono dovuti adeguare. A quel punto recuperare il ritardo era un’impresa.
Un’altra volta ero tra le relatrici. Chi mi precedeva aveva venti minuti e ne ha usati quarantacinque. Mentre aspettavo, il pensiero era: quanto spazio mi resterà?
Quando mi trovo dall’altra parte, a moderare, mi porto dietro anche queste esperienze. Insieme a una domanda: che cosa vorrebbero portarsi a casa le persone che abbiamo davanti?
Parto da chi viene ad ascoltarci
Modero spesso incontri con l’Ordine dei giornalisti, ma anche per le aziende. Tra il pubblico ci sono persone che hanno dedicato qualche ora della loro giornata a quel convegno. Mi piacerebbe che ne uscissero con uno strumento in più, un’idea da provare, una risposta a un dubbio che si portavano dietro.
Nel confronto con i relatori cerco quindi di andare oltre il titolo dell’intervento. Quali difficoltà incontrano i colleghi su questo argomento? Quali obiezioni potrebbero fare? Che cosa può essere utile nel loro lavoro?
È su queste domande che provo a orientare i contributi. Un tema può essere vastissimo, ma magari alla platea serve approfondirne un aspetto preciso.
Per questo mi interessa parlarne prima con chi organizza e con chi interverrà: capire chi avremo davanti, scegliere gli argomenti, preparare le domande e dare a ogni passaggio un tempo ragionevole. È una parte del lavoro che dal pubblico si vede poco, ma che mi aiuta moltissimo nell’organizzazione del tempo e delle persone da moderare.
Slide, domande e cambi di ritmo
Quando preparo un incontro, penso anche a come alternare le voci. Spesso organizzo alcuni interventi con le slide e altri sotto forma di intervista: faccio io le domande e accompagno il relatore nell’argomento.
Mi piace questa alternanza perché cambia il ritmo e mi permette di chiedere un esempio, tornare su una frase, approfondire qualcosa che potrebbe interessare a chi ascolta.
Il biologo e divulgatore John Medina, nel suo libro Il cervello. Istruzioni per l’uso, richiama il calo dell’attenzione intorno ai dieci minuti e propone nuovi stimoli per riagganciarla. Un libro che consiglio di leggere a tutti!
Non guardo l’orologio aspettando il decimo minuto, ma è un richiamo che trovo utile: anche un tema appassionante ha bisogno di qualche cambio di passo. A volte basta una domanda alla sala, che riporti il discorso all’esperienza di chi è seduto lì.
E poi c’è quello che non avevi previsto
Naturalmente, ci vuole anche una buona dose di improvvisazione. Puoi aver preparato le domande con cura e scoprire che la risposta più interessante apre una strada a cui non avevi pensato. Oppure un intervento si allunga, una domanda dal pubblico cambia la direzione del confronto, due relatori fanno emergere un punto di disaccordo che merita spazio.
È una parte della moderazione che mi interessa molto: ascoltare quello che sta succedendo e decidere sul momento dove andare. La preparazione mi dà una base da cui muovermi, anche quando scelgo di cambiare strada.
C’è poi il momento meno comodo: intervenire quando qualcuno sta occupando troppo tempo. Penso anche a chi aspetta di parlare e alle persone che, all’orario previsto, dovranno alzarsi e andare via.
Il microfono è solo una parte del lavoro
Quando modero, porto con me il mio lavoro di giornalista: la curiosità, le domande, la voglia di capire e di rendere comprensibile un argomento. E l’attenzione a quella platea, che ogni volta è diversa.
Vorrei che la platea avesse qualcosa di utile da raccontare a un collega il giorno dopo. È il pensiero che mi accompagna mentre preparo l’incontro e quando mi trovo a moderare un evento.
Se stai organizzando un evento e cerchi una giornalista che lo moderi, PARLIAMONE Mi farà piacere capire che cosa hai in mente e per chi.
FAQ
Perché affidare la moderazione di un evento a una giornalista?
Una giornalista porta nell’incontro ricerca, ascolto e capacità di fare domande. Aiuta i relatori a rendere comprensibili gli argomenti e a rispondere ai dubbi del pubblico, dando ritmo al confronto.
Come si prepara una moderazione efficace?
Si parte dall’obiettivo dell’evento e dalle aspettative della platea. Il confronto preliminare con organizzatori e relatori permette di scegliere argomenti, domande, tempi e modalità degli interventi, lasciando spazio agli imprevisti.
Come può un moderatore coinvolgere il pubblico e gestire i tempi?
Alternando presentazioni e interviste, facendo domande alla sala e intervenendo con garbo quando un relatore si dilunga. La preparazione aiuta, insieme alla capacità di improvvisare e adattare la scaletta a ciò che emerge durante l’incontro.





